Una simpatica mattinata in ospedale

Stamattina, verso le 10:30, mia nonna ha avuto il suo calo di pressione mensile. Ho chiamato l’ambulanza come al solito e mi sono calato nel meraviglioso mondo della sanità meridionale. La gnogna sta bene, per fortuna, ma non posso non riportare ciò che ho visto.

Pronti, via: partiamo con l’ambulanza perché la macchina ce l’ha mia madre al lavoro e l’infermiere fa la prima genialata, infilandosi nel “budello”. Il “budello” è una specie di scorciatoia che conduce alla strada per l’ospedale, ma per arrivarci è necessario percorrere contromano una decina di metri. Stavo per esclamare: “Fai la strada normale, idiota!”. Ma lui guida l’ambulanza, mica il pulmannino. Appena sentono la sirena i miei concittadini si attivano, lanciandosi a folle velocità nel budello per non dover attendere il passaggio dei soccorsi. Passano dodici macchine e in tutti i casi l’autista fa il gesto “Eh, non potevo tornare indietro”. Nel budello passano 4 macchine. Quindi restano 8 stronzi, il 66%. Stiamo migliorando, devo dire, la media si era assestata sui 31 autoveicoli con una percentuale di stronzi dell’88,6%, l’ultimo risultato di questo genere risale al 1974.

Arriviamo sulla via dell’ospedale e un genio si ferma davanti all’ambulanza. Mette la freccia, la retromarcia, si infila in un parcheggio, fa manovra et voilà! No, ma tranquillo, che sarà mai un’ambulanza a sirene spiegate con una di 85 anni che ha avuto un collasso. Hai ragione tu, bimbominchia, il parcheggio è fondamentale. Intanto avevo avvertito mia madre: “Ciao mamma, nonna si è sentita poco bene, ora sta meglio”. In quel momento l’autista, noto come “John Nash dei poveri”, decide di riattivare la sirena in un punto senza traffico, da buon seguace delle leggi di Murphy. Immaginate: “Sì mamma ma ora sta me… POOOOOO PIIIIIIII POOOOOO PIIIIIIII“. Ho evitato di parlare ancora perché sennò qualcuno di lì a tre secondi avrebbe gridato: “LA STIAMO PERDENDO! LIBERA!”.

Entriamo in ospedale, stanno per mettere mia nonna in un box di soccorso quando un signore esclama: “Occupato!”. Ti sembra un cesso, idiota? “No, è occupato”. Da chi? “Mio cugino, però è andato un attimo a telefonare”. L’infermiere mi evita la lite rispondendo: “Se ce la fa a telefonare ce la fa anche a stare seduto, qui abbiamo una persona anziana che sta male”. Arriva il cugino, un gentile essere di quelli che non sai mai se pesano 140 o 145 chili e non sai bene se nella vita fanno il camorrista o il rompitore di femori ed esclama: “E mò dove vado?”. Meriterebbe come risposta “Affanculo”, ma un infermiere lo accompagna gentilmente non so dove, spero nella camera mortuaria. Le mettono il lavaggio.

Entra il medico: “La nonnina come sta?”. E lo chiedi a me? Dammi pure lo stetoscopio… giacché ti trovi. Ma poi cosa ti devo rispondere? “Sta una favola, stava facendo il test di Cooper perché domenica ha le finali regionali del chilometro lanciato ma ha avuto un lieve malore”. Falle l’elettrocardiogramma, pirla! Glielo fanno, la nonna sta decisamente meglio, come sempre: ormai ha un collasso al mese per motivi religiosi, ci scherza su anche lei. Spunta un infermiere, ci guarda: “La signora sta poco bene?”. Ancora? “Eh, guarda, una distorsione mentre tentava il triplo Axel, a una certa età capita”. Il lavaggio è a metà.

Arrivano i risultati dell’elettrocardiogramma. Il medico sentenzia: “E’ tutto regolare”. E allora come mai ha un collasso al mese? “E’ l’età”. Ora, immaginate il pronto soccorso del Dr.House, dove appena entra uno che si è sbucciato un ginocchio escono sei medici che cominciano a urlare: “Contusione peritibiale! 8 ml di Trentotal! Valori arteriosi nella norma! Probabile escoriazione dermica!”. L’avete immaginato? Scordatevelo. Negli ospedali napoletani la sezione “Diagnosi” delle bolle di ricovero delle persone anziane ha sotto due voci: “E’ l’età” oppure “Prima o poi tocca a tutti” se va male. Il lavaggio è quasi finito, chiamo l’infermiere. “Ah sì il lavaggio”.

Ah sì il lavaggio? Cosa vuoi dire che se non c’ero io lo lasciavate appeso sei ore? Cosa sono i tagli alla spesa del ministero? C’è la crisi, allora flebo e ossigeno vengono dati in sequenza. Certo, l’ossigeno per endovenosa non è il massimo, ma cosa sarà mai. Mentre espletano le ultime formalità vado al bar dell’ospedale per calmarmi un attimo. Vedo una pizzetta, ma dalla faccia capisco che non è ordinabile: fa sicuramente parte dell’arredo come pezzo d’antiquariato, la daterei intorno all’XIII secolo. Prendo un caffè. Sapore gradevole. Fa le bollicine, ma non mi soffermo su certi dettagli. Lasciamo finalmente l’ospedale.

Se vivete al sud, permettete un consiglio: state bene oppure, se vi sentite male, crepate sul posto. MA NON ANDATE IN OSPEDALE!

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