Mi fanno ridere i napoletani che traducono agli stranieri la parola bizzoca con bigotta. E’ più o meno come se io traducessi “pittore” con “imbianchino”. La bigotta può essere anche la vecchietta che sta tutto il giorno chiusa in camera a sgranare il Rosario, la bizzoca (variante vezzoca) è di più: è una professionista dell’antico sport della religione estrema, è un’entità di collegamento tra uomini e santi, è un pilastro della Chiesa (letteralmente… ci sono bizzoche che mantengono in piedi chiese terremotate). La bizzoca ha un approccio scientifico e sistematico, quindi credo di fare cosa gradita andando a descrivere questa figura tramite questo piccolo trattato.
Funerali: le bizzoche in un funerale hanno una loro precisa collocazione: la cosiddetta “quarta fila di chiusura”. La prima fila è composta dai parenti disperati. La seconda dai conoscenti affranti. La terza dai parenti alla lontana che chiacchierano di politica e alla fine si danno l’arrivederci al successivo funerale o matrimonio. A chiudere il corteo ci sono loro… una fila di vecchie baffute che a volte si aggregano strada facendo: “Sai com’è, stavo andando a fare il mio turno alla chiesa di San Ciro, poi è passato un funerale e mi sono anticipata un po’ di lavoro”. Sono le vestali degli schiattamuorti, le sacerdotesse dell’estremo saluto, le veglianti dell’eterno riposo. Danno a un funerale quel tocco glamour coi baffi che a Milano se lo sognano.
Trigesimi: il trigesimo è il momento nel quale la bizzoca presenta il conto per la sua processione in quarta fila fatta al funerale. Ho chiaramente un ricordo tristissimo del trigesimo di mio padre, quindici anni fa, ma non posso fare a meno di ridere pensando alla bizzoca che si avvicinò a mia madre chiedendole una “figurina”. Mia madre, spiazzata, le chiese se conoscesse mio padre e lei pronta: “No, ma era nu brav guaglion”. Ovviamente potevo essere anche il figlio di Bokassa, non importa: per la bizzoca ogni cristiano morto è un cristiano buono. Mentre mia madre le dava il prezioso santino (un 45enne al mercato nero delle bizzoche può essere scambiato anche con quattro 80enni) lei rincarò la dose: “Sono venuta pure al funerale!”. Qui si nota l’approccio professionale: all’inizio di un lavoro è buona cosa fornire le credenziali.
Feste Patronali: la bizzoca è il lato B delle feste patronali. Essa rifugge da tutte le occasioni profane: bancarelle, aste di piazza e concertini per lei non esistono. Mal tollera le funzioni principali, quelle piene di gente, perché è costretta a mischiarsi ai dilettanti. Negli eventi complementari, però, dà il meglio di sè: in periodo di festa è capace di essere presente a tutte le novene, di recitare tre rosari al giorno, di farsi quattordici messe a settimana invece delle solite sette. Quella è la festa, per lei.
Vita Quotidiana: la quotidianetà di una bizzoca è abbastanza semplice. Si parte con la prima messa del mattino, alla quale una volta ebbi occasione di assistere ai tempi della prima comunione: in pratica è una sorta di blitzkrieg del prete, che recita sette minuti netti di funzione e il Vangelo in fast forward, senza predica, al solo scopo di far passare il chierichetto a raccogliere le offerte. La bizzoca dona soddisfatta. Ovviamente prima della messa si confessa, sempre, anche se la cosa più peccaminosa che ha fatto nel giorno precedente è stata mettere lo zucchero nel caffè. A una certa ora la bizzoca chiude la chiesa (lei, non il prete) e mezz’ora prima della riapertura comincia a passeggiare nervosamente fuori al portone: è l’ora del Rosario, che va assunto con più precisione della cardioaspirina.
Forma Fisica: la bizzoca, baffi a parte, è eccezionalmente tonica per la sua età. Si vocifera di segrete e oscure palestre per bizzoche dove ci si allena su dei tapis-roulant a passo d’uomo in vista della Napoli-Pompei. Inutile dire che in occasione delle feste patronali le bizzoche seguono il carro della Madonna per tutto il paese mentre i più giovani arrancano dietro di loro distrutti dal caldo.
Tolleranza Religiosa: il problema non si pone. Per la bizzoca Dio è più concreto del vicino tamarro. Se provate a dirgli “Non credo in Dio” lei vi risponderà “E pecchè? Che t’ha fatt? Facit pace”.
Aspirazioni Future: farsi la salita di Mercogliano per entrare in ginocchio nel Santuario di Montevergine come Regina Bianchi nel film Tradimento di Mario Merola (non ho trovato il video, chi è napoletano però capirà).
Questo e tanto altro sono le bizzoche. Non creda però il profano di poter aspirare ad esercitare questa professione con poca applicazione: sono richiesti anni di devozione e uno speciale master, generalmente rilasciato dalle congreghe religiose di paesi sotto i 15.000 abitanti nei quali ancora devono sostituire gli “Stop” degli anni ’80 con quelli nuovi.


